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Echinacea angustifolia - immagine

Echinacea, proprietà e benefici

Echinacea è il nome comune di nove specie di piante largamente diffuse ed appartenenti alla famiglia delle Asteraceae (Compositae). Tre specie del genere Echinacea, in particolare Echinacea angustifolia, Echinacea pallida ed Echinacea purpurea, sono state ampiamente utilizzate negli Stati Uniti e in Europa come piante medicinali e in integratori.

Alla Echinacea angustifolia viene in genere riconosciuto un più alto valore terapeutico, ma non esistono dati clinici a sostegno della sua presunta superiorità (1,2). Allora perché l’Echinacea angustifolia è spesso preferita alle sue colleghe di specie botanica?

 

Echinacea angustifolia - immagine

 

Sebbene vi siano lievi differenze nell’attività delle tre specie botaniche (E. pallida, E. purpurea ed E. angustifolia) che in effetti contengono un fitocomplesso dal profilo chimico molto simile, ossia derivati dell’acido caffeico, i polisaccaridi e le alchilammidi lipofiliche, non vi sono dati scientifici robusti a supporto della preferibilità della specie angustifolia rispetto alle altre.

La ragione, a mio avviso, sarebbe da ricercare nel suo utilizzo storico.

L’ Echinacea angustifolia (d’ora in poi Echinacea), infatti, è stata usata terapeuticamente per secoli dai Nativi Indiani d’America come rimedio per trattare innumerevoli disturbi o malattie: degli occhi, morsi di serpente, punture di insetti, ferite infette, eczema, ingrossamento ghiandole, parotite e rabbia. È stata anche usata come antidolorifico per il trattamento di una varietà di condizioni dal mal di stomaco all’epilessia. 

All’inizio del XX secolo, l’Echinacea è stata utilizzata inoltre da un gruppo di medici noto con il nome di “Eclettici”(3), la cui pratica terapeutica si basava principalmente sull’uso delle piante medicinali. Durante l’era eclettica, l’Echinacea era usata per trattare una varietà di disturbi a carico dei reni e del tratto urinario, infezioni batteriche croniche e sifilide. I medici eclettici scoprirono che gli estratti alcolici di Echinacea stimolavano direttamente la produzione di globuli bianchi e l’attività fagocitaria.

Dagli anni ’30 agli anni ’70, lo sviluppo degli antibiotici provocò un forte calo dell’uso di Echinacea, ma, a causa di un successivo disincanto, e ad un “rinascimento” della medicina erboristica, negli anni ’80 si manifestò un rinnovato interesse per la pianta.

In effetti, più recentemente la ricerca sull’Echinacea (negli ultimi 20 anni) si è concentrata sulle sue proprietà immunostimolanti e sui suoi benefici terapeutici nel trattamento dei sintomi del comune raffreddore.

Numerose evidenze scientifiche hanno indicato che gli estratti di Echinacea hanno  importanti effetti immunomodulatori mediati da una serie di vari componenti.

Una revisione di diversi studi clinici, composti da oltre 3900 pazienti, dimostra che gli estratti di Echinacea riducono la frequenza, i sintomi e la gravità del raffreddore comune.

Infine, l’Echinacea possiede proprietà antinfiammatorie attribuibili tanto all’echinacoside che agli alchilammidi.

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“The British Herbal Pharmacopoeia”, The British Herbal Compendium” e “The Encyclopedia of Common Natural Ingredients Used in Food, Drugs, and Cosmetics” non annoverano nessuna controindicazione per l’Echinacea ed è ritenuta dall’”American herbal Association” sicura se correttamente utilizzata.

In conclusione, anche se la letteratura è veramente ricca per ogni specie botanica forse all’Echinacea angustifolia dovremmo per lo meno background_color=”transparent” color=”#8ca661″]riconoscere una certa anzianità d’utilizzo oltre che una più vasta applicazione d’uso.[/eltdf_highlight]

Fonte e bibliografia

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